La letteratura psicologica ha dimostrato che la sessualità è parte integrante della formazione identitaria dell’essere umano, ma la sessualità dei figli, indipendentemente dalla loro età, è un argomento spinoso e dolente che molto spesso turba e disturba i genitori, che avvertono difficoltà ed imbarazzo nell’affrontare con i loro figli lo scottante argomento del sesso.

La componente fisico-corporea, è la prima che sarebbe utile spiegare quando si parla di sessualità ai bambini, partire proprio dall’aspetto anatomo-fisiologico, per arrivare poi, in base all’età, al concetto di fare l’amore in generale, correlandolo all’aspetto affettivo-emozionale. Si chiedono infatti come nascono e da dove arrivano, si pongono domande sulla sessualità, sulla fecondazione e sul funzionamento dei genitali dei genitori; cercate di dar loro una risposta, con amore e semplicità.

Il linguaggio deve essere semplice, adatto soprattutto all’età del piccolo, evitando nomignoli non veritieri per i genitali, maschili e femminili.

Ma l’aspetto che più imbarazza i genitori, è quello correlato all’autoerotismo dei loro figli.

In realtà è del tutto normale e fa parte del sano sviluppo del bambino/a. E’ possibile distinguere una prima forma di auto erotizzazione del neonato, che nel tentativo di scoprire il suo corpo, con le manine esplora anche i genitali ma con modalità del tutto involontarie; ed una seconda forma che ha inizio intorno al  terzo anno di età ed è del tutto volontaria. Comincia infatti la ricerca vera e propria del piacere, per consolarsi nei momenti di stanchezza, solitudine, noia e quando si deve addormentare. E’ il momento storico in cui il bambino comprende la differenza con una bambina e viceversa, si interroga sui suoi genitali e pone domande sull’argomento. Verso i tre – quattro anni è quasi sempre in grado di comprendere che il suo comportamento crea disagio e non accettazione da parte degli adulti: quindi si forma a poco a poco da solo il senso del pudore, che lo porta a cerca un luogo appartato per questi atti. Preoccupatevi se invece li ostenta apertamente in pubblico o li compie con frequenza.

Vediamo ora come comportarsi di fronte ad un bambino che si masturba.

Presupponendo che nei panni dei genitori non è del tutto facile riuscire a controllare una reazione se e quando si sorprende il piccolo nell’atto masturbatorio, desidero dare alcuni suggerimenti utili a trovare un adeguato modo di intervenire, per non turbare la sensibilità del bambino scaturendo in lui il senso di colpa per aver compiuto un atto “sporco e cattivo”, quale non è.

E’ certamente necessario intervenire se il bambino viene sorpreso a farlo in pubblico, davanti ai compagni, parenti o familiari. Le parole da adoperare devono essere chiare, comprensive, empatiche e non colpevolizzanti o punitive, il tono di voce rassicurante e contenitivo.
Dire al bambino/a, che è del tutto normale che abbia provato desiderio di accarezzarsi, ma che sarebbe il caso di farlo quando è da solo, poiché fa parte della sua intimità.

Stare molto attenti a non colpevolizzare il “desiderio”, perché il divieto e la vergogna provata generalmente scaturiscono l’effetto contrario, accompagnando l’atto con frustrazione e senso di solitudine.
Non dirgli che si sentirà male, che gli succederanno brutti accadimenti o che queste cose si fanno solo da grandi, non colpevolizzarlo ed umiliarlo, ma enfatizzare soltanto la “regola sociale” affinché la interiorizzi, cioè dedicarsi al proprio piacere in privato e non in pubblico.

Come detto precedentemente, l’autoerotismo è un comportamento che fa parte integrante dello sviluppo di ogni individuo, ecco perché sono indispensabili, da parte dei genitori, calma, comprensione ed empatia; negare l’atto e mortificare il bambino, potrebbe facilitare future complicanze emozionali, relazionali e sessuali.

La frequenza dipende da bambino a bambino: può variare da una volta alla settimana a più volte al giorno. Se il piccolo si masturba occasionalmente, considerate questo come un comportamento normale: spesso inizia a masturbarsi mentre esplora il suo corpo e continua semplicemente perché prova piacere. Altre volte trova nella masturbazione una consolazione in momenti particolari di stanchezza, di noia o di assenza di altri sistemi consolatori. Se il bambino comincia a masturbarsi, difficilmente smetterà di farlo per proprio conto.

Il messaggio che deve passare è che l’autoerotismo “è un comportamento privato e tale deve rimanere!

Se un bambino, anche se piccolo, necessita di educazione emozionale e sessuale, questa gli va fornita per evitare che nutra i suoi dubbi nel silenzio e che possa sanare la curiosità da solo, con i compagnetti più navigati o che rimanga con dubbi e perplessità sul suo sentire e volere. Non esiste un’età consona per iniziare, le capacità di ascolto e di attenzione da parte dei genitori sono sempre importanti. Laddove i genitori incontrassero difficoltà ad accettare e gestire questa delicata e naturale questione possono rivolgersi a clinici di riferimento: psicologi e pediatri sapranno guidarvi.

I libri restano sempre un valido strumento di dialogo e di relazione, ne esistono diversi in commercio sul tema della sessualità, utili ai genitori per spiegare di cosa si tratta e ai figli per ricevere le giuste risposte alle loro domande, senza creare inutili tabù.

Ecco alcuni titoli:

Piselli e farfalline… Son più belli i maschi o le bambine?  Vittoria Facchini – Giunti Editore

Col cavolo la cicogna! Raccontare ai bambini tutta la verità su amore e sessualità. Pellai, Calaba – Edizioni Erickson

  I bambini nascono così. Silvia Baroncelli – Emme Edizioni

 

Cliccando qui http://psicologasararizza.it/autoerotismodeibambini/ toverete alcuni semplici suggerimenti sui comportamenti da adottare nei confronti del bambino che si masturba.

Dott.ssa Sara Rizza

 

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Chi Sono

Psicologa Sara Rizza, iscritta all‘Ordine degli Psicologi del Lazio, con numero d’ordine 20579, specializzata in Neuroscienze cognitive e riabilitazione psicologica