Alleniamo un fenomeno dinamico: l’INTELLIGENZA!

Tra le nostre competenze il potenziamento delle abilità cognitive è certamente ai primi posti e siamo d’accordo con quanto affermato dal celebre psicopedagogista Feuerstein: “l’intelligenza non è un’eredità immodificabile che si ha dalla nascita, ma un insieme di abilità e di processi mentali che si possono acquisire e sviluppare fin da piccoli.”

Dedicate qualche minuto alla lettura di alcune delle strategie utili per sviluppare l’intelligenza dei bambini.

Quando parli al bambino non dare per scontato che stia ascoltando o che stia capendo

Nessun insegnamento sarà valido se non siamo sicuri che il bambino stia ascoltando e stia capendo quello che vogliamo dire.

Per esempio se un bambino ha sporcato il divano non basta sgridarlo, bisogna insegnargli che quel comportamento è sbagliato. La prima cosa da fare è stabilire un contatto fisico e visivo con il bambino, poi spiegargli perché è sbagliato quello che ha fatto e che il divano andrà ora pulito.

Infine è importante concludere sempre in modo positivo: “Sono sicura che la prossima volta starai più attento”.

Allena la sua mente a osservare e analizzare la realtà con paragoni

Prendendo spunto dalla realtà che lo circonda è utile stimolare il bambino a osservare e analizzare quello che vede, ricorrendo a paragoni e aiutandolo a collegare concetti vicini tra loro.

Ad esempio mentre mangia una carota, gli si può spiegare che le carote sono radici come le patate e chiedergli in cosa differiscono (nella forma, nel colore, nel sapore…); domandargli tra le due verdure quale preferisce e perché …

Questo serve a insegnargli a organizzare i concetti, e a dargli una chiave per capire quello che lo circonda collocando i fatti della sua vita in un sistema di rapporti coerenti, imparando le connessioni e i rapporti di causa-effetto.

Il bambino impara meglio a conoscere il mondo attraverso le emozioni

Un bambino conosce il mondo attraverso le emozioni e l’affetto. Per fargli capire un’idea, per farlo progredire, bisogna saper suscitare in lui sensazioni positive.

Per questo quando comunichiamo con un bambino è importante colorare il nostro discorso con aggettivi che esprimano emozioni. E farlo partecipare a eventi che generino in lui emozioni e sviluppino la sua creatività (un concerto, una mostra, ma anche semplicemente una passeggiata nel bosco, tutto ciò che può dare spunti per un dialogo col bambino e un racconto emozionale).

Devi fargli sentire che hai stima e fiducia in lui, accettandolo così com’è fatto

Un bambino ha bisogno di sentirsi stimato. La fiducia che dimostriamo nei confronti dei bambini condiziona il loro modo di essere. I nostri figli devono aver fiducia nelle loro capacità, dobbiamo aiutarli a fargli fare cose che sono in grado di fare, proponendogli sfide che possano essere in grado di superare, con un piccolo sforzo.

Per far questo bisogna creare le condizioni del successo: lasciarli sperimentare cominciando con piccoli passi (altrimenti rischiamo che si scoraggino subito).

Per esempio: se un bambino vuole colorare un disegno ma non è ancora capace, gli si può suggerire: “Inizia vicino alle linee e fai piano piano” e rassicurarlo che è normale incontrare delle difficoltà la prima volta, incoraggiandolo passo passo e soprattutto mai cedere all’impulso di dirgli “dai qui faccio io!”.

Fallo sentire compreso quando sbaglia e lodalo in modo motivato quando fa bene

Il genitore deve ascoltare il bambino, capire le sue ragioni e davanti agli errori, suggerire come fare per rimediare più che correggere. E’ sbagliato, invece, correggere un’opera creativa come un disegno, fatevi spiegare cosa ha disegnato, perché ha scelto quei colori e considerate la possibilità di appendere per un pò quel suo disegno o creare con lui una cartellina in cui conservarlo insieme a tanti altri.

L’essere compreso lo rassicura. Ad esempio, se un bambino piange perché non vuole andare a scuola anziché rincuorarlo con frasi banali, meglio dimostrare di comprenderlo: “vedo che sei arrabbiato, lo so che non ti va di andare a scuola…”. E davanti a un brutto voto, capire insieme a lui dove e perché ha sbagliato, cosa voleva dire e non è riuscito a spiegare. L’errore è un’occasione per imparare e non bisogna mortificare.

E quando fa giusto è molto importante lodare in modo motivato, solo così avrà la percezione dei progressi compiuti: “Hai preso un bel voto, sei stato bravo perché hai controllato bene le risposte prima di consegnare, hai visto che sei migliorato!”.

Abitualo a fare programmi e fin da piccolo stabilisci limiti e regole

Educare i bambini a fare programmi serve per contenere la loro tendenza ad agire a caso e li aiuta a capire qual è la strada per raggiungere un obiettivo. Ad esempio: “Adesso andiamo al supermercato, torniamo a casa, mettiamo a posto la spesa, poi ti leggo un libro…”.

E quando si fa un programma ricordarsi che la gratificazione viene sempre dopo il dovere: “Prima i compiti e poi si gioca”.

Inoltre è importante stabilire delle regole, perché aiutano il bambino ad avere delle sicurezze. I limiti dati fin da piccoli sono formativi e rendono capaci i bambini di fissarsi a loro volta dei limiti e di rispettarli.

Stimola la sua intelligenza emotiva, cioè la capacità di immedesimarsi negli altri

Per far questo è importante abituarlo a stare con gli altri. Una buona regola è quella di trovare quotidianamente un momento in famiglia per riunirsi e parlare della giornata.

Fondamentale per sviluppare l’intelligenza interpersonale è educare i bambini alle buone maniere: salutare, ringraziare, far parlare gli altri, imparare ad ascoltare…

Sviluppa il suo senso di responsabilità affidandogli incarichi e facendogli prendere decisioni

Per sviluppare l’individualità di un bambino e il suo senso di responsabilità bisogna sia lasciargli la possibilità di svolgere fin da piccolo delle mansioni familiari (ad esempio: sistemare i suoi giochi, organizzare il suo zaino), sia abituarlo a prendere decisioni e ad assumersene la responsabilità.

Ad esempio: nel weekend si può far decidere al bambino se fare subito i compiti o rimandarli al pomeriggio e spiegargli che se sceglierà il pomeriggio come conseguenza non potrà andare a fare altro.

Stimola la sua innata curiosità e la voglia di sperimentare le novità

Le paure dei genitori possono bloccare la curiosità del bambino. I piccoli troppo bombardati di avvertimenti si scoraggiano dal prendere iniziative. Ad esempio: “Non salire su quello scivolo, è troppo alto…”.

Bisogna invece incoraggiarli a sperimentare, dandogli tutti gli strumenti possibili perché non si facciano male. E se una cosa è difficile presentargliela come una sfida.

Quindi se un bambino vuole andare sull’altalena dei grandi, invece di scoraggiarlo dicendo che è troppo piccolo, si può dirgli che è un’impresa da grandi ma se vuole può provare. Così nel caso di sconfitta non si sentirà incapace.

Mai incasellarlo in un ruolo. I bambini fanno sempre in tempo a cambiare

Spesso i genitori (ma anche gli insegnanti) dicono frasi che comunicano sfiducia e incasellano il bambino in un ruolo da cui poi sarà difficile liberarsi. Es: “Sei il solito pasticcione!”. Oppure: “Sei proprio imbranata!” E via di seguito: sei lento, non stai mai attento, non capisci la matematica ecc.

Se ci sono davvero problemi bisogna agire per modificare il cambiamento del bambino. Insistere su nuove abitudini e sottolineare i piccoli miglioramenti giorno per giorno. Constatando i piccoli miglioramenti, i bambini si convinceranno di essere in grado di farcela e poi loro stessi vorranno sperimentare nuove abilità.

Es: “Ti ricordi quando non eri capace di allacciarti le scarpe?”, “L’anno scorso avevi paura a dormire fuori casa. Ora invece ti piace tanto…” .

Comunicagli entusiasmo e vedi sempre il bicchiere ‘mezzo pieno’

Bisogna pronosticare il successo. Ad esempio: prima di una verifica non dirgli: “Chissà come andrà” ma “Sono sicura che riuscirai a fare bene il compito.” E sostituire alla punizione il premio. In questo modo si punta su quello che funziona.

Infine, ricordarsi di vedere sempre il bicchiere ‘mezzo pieno’. Spesso basta presentare l’aspetto positivo di una richiesta perché il bambino sia motivato a metterla in atto. Invece di dirgli: “Vai a lavarti la faccia che è tutta sporca”, meglio dirgli: “Con quel faccino così bello, lavalo così si vedrà meglio”.

Basta poco e quel poco molto spesso si racchiude nei modi e nel linguaggio usati per rivolgersi al proprio figlio!

 

Dott.ssa Sara Rizza

Sara Rizza

Psicologa

Psicologa Sara Rizza, iscritta all‘Ordine degli Psicologi del Lazio, con numero d’ordine 20579, specializzata in Neuroscienze cognitive e riabilitazione psicologica.

Telefono: +39 3473085961

E-mail: info@psicologasararizza.com

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Chi Sono

Psicologa Sara Rizza, iscritta all‘Ordine degli Psicologi del Lazio, con numero d’ordine 20579, specializzata in Neuroscienze cognitive e riabilitazione psicologica